Per la nostra rubrica “#WanderlustChat - Le interviste ai travelblogger” ho recuperato un vecchio contatto, Agnese, e devo dire che ne è valsa la pena. C’è da dire che Agnese scrive molto 🙂 e questo mi è piaciuto, mi ha permesso di conoscere digitalmente una persona determinata e con molti interessi simili ai miei. Avrò comunque la fortuna di conoscerla di persona a breve, quindo tanto meglio!
Ma iniziamo con l’intervista e conosciamola meglio…

Agnese - I'll B Right Back

G. Ciao e benvenuta nel mondo di Wanderlust Italia e delle #WanderlustChat. Come prima domanda ti chiedo di presentarti..

A. Sono Agnese, ho 27 anni e sono nata e cresciuta in Toscana, a San Miniato, una cittadina a metà strada tra Pisa e Firenze. Dopo il liceo, nonostante fossi una persona estremamente timida, mi sono trasferita a Milano per frequentare l’università. Lì sono rimasta più di 5 anni per conseguire prima la Triennale e poi la Magistrale in traduzione e interpretariato, e lì mi sono sentita veramente a casa, infatti io adoro Milano e il suo stile di vita. Dopo, ho trascorso un meraviglioso anno in Australia, dove ho fatto la ragazza alla pari, lavorato in un’agenzia di consulenza, studiato per ottenere l’abilitazione all’insegnamento dell’inglese, e viaggiato (prima on the road con due amiche, poi da sola zaino in spalla)

G. Ahhh! Milano come noi, bene, non ce ne vogliano gli altri, ma è già un punto a tuo favore! 🙂 e da quanto ti cimenti nella scrittura?

A. Scrivo da sempre. Ho tenuto un numero infinito di diari e simili, ma solo recentemente ho sentito l’esigenza di unire due delle mie più grandi passioni, cioè la scrittura e i viaggi. In Australia ho scritto su un blog che era più che altro un diario di bordo, mentre a fine maggio 2015 ho inaugurato I’ll B right back. I primi 6 mesi sono stati altalenanti, mentre da gennaio di quest’anno ho iniziato a prendere il blog sul serio, e infatti qualche risultato si inizia a vedere, speriamo!! 🙂

G. Perfetto hai anticipato la prossima domanda: il tuo blog è I’ll B right back, ma da dove deriva il nome?

A. Mi è difficile spiegare perché ho scelto questo nome. Per me in questa piccola frase (che significa “torno subito”, se qualcuno non lo sapesse) è racchiusa tanta spensieratezza. È un po’ come dire: “torno eh, prima o poi torno, ma intanto vado!” Inoltre unisce il concetto di andare a quello di tornare: io sono profondamente legata alle mie radici e amo la Toscana e l’Italia, ma allo stesso tempo sento anche una forte e costante spinta a muovermi verso l’altrove. Il blog è nato con l’obiettivo di alleviare la profonda tristezza e il profondo sconforto in cui sono entrata una volta tornata dall’Australia (per me il ritorno è stato una bella botta!), ma anche per cercare di trovare il bello in ogni cosa e per condividere le mie scoperte con quelli che hanno la mia stessa passione

I’ll-B-right-back -Uluru

G. Viaggiare coincide sempre con provare: quale è il miglior piatto che tu abbia mai provato fuori dall’Italia? ed il peggiore?

A. No vabbè, questa è difficilissima! Vado pazza per il cibo, (quasi) tutto! E non riesco neanche a concepire un viaggio senza assaggiare qualche cibo tipico del luogo. Ho assaggiato cose buonissime ovunque, e adoro la cucina messicana/francese/greca/spagnola e così via…aiuto! Guarda, il primo che mi viene in mente (e che cerco disperatamente anche ogni anno alla Fiera dell’artigianato a Milano perché non posso stare troppo senza ahahah) è il Kurtoscalacs (non so dove vadano gli accenti) ungherese… il famoso dolce a forma di tubo, io lo adoro con la cannella. Potrei fare pazzie per quello! Però davvero è difficilissimo rispondere a questa domanda, mi piacciono solitamente tutti TUTTI i piatti che provo, dolci o salati!
Quello peggiore…mmm…a riprova di quello che ti ho appena scritto, ci sto pensando da 10 minuti e ancora niente 🙂 Ah ecco, mi è venuta in mente e non ci sono molti dubbi: la Vegemite. È una crema salata fatta con gli estratti del lievito, che in Australia è praticamente cibo tipico nazionale, la mangiano (e la adorano) tutti, grandi e soprattutto piccoli. A vederla sembra nutella, poi l’assaggi e…ecco, anche no

I’ll-B-right-back -Kurtoscalacs

G. Ipotizziamo che tu possa rivivere un’esperienza unica: quale sceglieresti?

A. Nonostante tendenzialmente non mi ritenga una repeater, ci sono tanti posti in cui sono già stata (anche più volte), ma che sicuramente vorrei rivedere. Magari perché mi sono piaciuti molto, oppure perché li ho visitati con troppa superficialità, oppure perché li ho visti da piccola e non ne ho grandi ricordi. Se dovessi nominare un’esperienza di viaggio, a primo acchito direi Australia, ma forse il viaggio che veramente vorrei rivivere senza cambiare neanche (quasi) una virgola sarebbe quello on the road nell’ovest degli USA con una mia carissima amica…tra visite, disavventure, scoperte e risate, sono consapevole che difficilmente mi ricapiterà un’altra avventura del genere! Se invece si parla di esperienze in generale (non necessariamente legate al viaggio, anche se quella che sto per citare un po’ lo è), non ho alcun dubbio: potessi, lavorerei come animatrice turistica ancora e ancora, fino alla vecchiaia! È un’esperienza che sogno fin da piccola e che ho avuto la fortuna di vivere due volte, nel 2010 a Naxos (Grecia) e nel 2012 in Sardegna. Lo rifarei mille volte!

G. I viaggi sono sempre legati alla cultura: quale tradizione ti ha colpito di più nel mondo?

A. Purtroppo non ho (ancora) avuto l’occasione di fare esperienza di culture molto molto diverse dalla mia, infatti (a parte un viaggio in Thailandia), ho sempre viaggiato verso Paesi dalla cultura, chiamiamola, occidentale. Non posso quindi citare tradizioni particolarmente originali e clamorose, però devo dire che negli ultimi anni sono sempre molto attenta agli aspetti culturali e folcloristici di ogni Paese che visito, per cui sono capace di meravigliarmi di tutto! Ho apprezzato e adorato tantissime tradizioni sparse nel mondo: gli abiti tipici messicani, il Sirtaki in Grecia (un tempo sapevo anche i passi!), il festosissimo carnevale di Nizza, la movida spagnola, i gospel da pelle d’oca ad Harlem a New York, l’eleganza innata delle hostess fasciate negli abiti di seta rosa e l’altrettanta eleganza dei monaci in Thailandia, la lettura dei fondi di caffè ad Istanbul, i chilometri in bicicletta sotto la neve ed il gelo in Olanda, l’immancabile e sacro tè delle 5 in Inghilterra. Naturalmente, in Australia ci ho vissuto un anno e quindi ho avuto modo di respirarne la cultura nel profondo. Quella australiana viene chiamata beach culture: la tendenza al fare le cose con calma, senza agitazione, in modo rilassato,laidback, magari con la prospettiva di un pigro berbecue a piedi nudi sui prati in riva all’oceano, con una birra o una tavola da surf che ti aspetta. All’inizio ero quasi infastidita da questa cosa che a noi europei potrebbe sembrare lentezza e menefreghismo. Poi, ci fai l’abitudine e ti chiedi come è possibile vivere bene in un altro modo!! :

I’ll-B-right-back -Airlie-Beach

Grazie ad Agnese per avermi concesso del tempo per preparare questa bella “intervista”.. tra un tour e l’altro! Una ragazza molto interessante che sicuramente ci farà viaggiare con i suoi racconti

Agnese - I'll B Right Back