La Sardegna arcaica del museo del costume di Nuoro

Viaggio nel museo del costume di Nuoro alla scoperta della Sardegna

Di recente ho fatto un salto al museo del costume di Nuoro, da poco riaperto al pubblico con un nuovo allestimento, dopo un periodo di restauro durato diversi anni. Nei tre piani dell’edificio, la cui prima pietra fu posata nel lontano 1956, è condensata tutta la cultura millenaria, la storia e la geografia di un popolo. La struttura, dove è ospitata una delle collezioni più articolate e ricche del Mediterraneo, si sviluppa su 11 sale permanenti e 8 dedicate a mostre temporanee e altri eventi. Il museo del costume, progettato dall’architetto Antonio Simon Mossa, sorge sul colle di S. Onofrio, nel capoluogo barbaricino, e si presenta come un immaginario antico villaggio rurale della Sardegna, simile a quelli descritti da Grazia Deledda nei suoi celebri romanzi

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L’incredibile collezione del museo del costume

Quella rappresentata nelle sale del museo è un’isola arcaica, quasi primitiva, profondamente legata alla terra e ai cicli della natura, alle sue tradizioni, a una religiosità diffusa e a uno stile di vita che oggi, per molti versi, è decisamente mutato.
L’agricoltura e soprattutto la pastorizia unitamente al ruolo centrale ricoperto dalla donna nella società sarda, che era una società prevalentemente matriarcale, sono i principali fili conduttori della narrazione.
La collezione, composta da oltre 8.000 reperti originali, abbraccia un periodo storico compreso tra la fine dell’Ottocento e i primi anni Cinquanta del Novecento. Sono numerosi gli abiti tradizionali in mostra, gli amuleti utilizzati come portafortuna o semplicemente per decorazione, i tappeti, gli attrezzi da lavoro, gli utensili ottenuti dall’intreccio delle fibre vegetali o dalla lavorazione del legno.

Alle radici del museo del costume

L’idea di creare un museo etnografico per la Sardegna affonda le radici nel 1911 quando il Governo italiano, per celebrare i primi 50 anni dall’unificazione del regno, decise di organizzare a Roma la Mostra Etnografica Italiana. In quell’occasione, furono raccolti numerosi arnesi da esibire e per la prima volta gli oggetti di uso quotidiano sono stati visti sotto una luce differente.
La Sardegna della prima metà del Novecento si presentava, per utilizzare le parole di Maurice Le Lannou, come un vecchio paese rurale ricco di paesaggi antichissimi e sconfinati. I volti dei suoi abitanti, scavati dal sole e da una vita di fatiche, sono stati immortalati da numerosi fotografi che soprattutto negli anni Cinquanta hanno percorso l’isola.
Tutto ad un tratto ci si è resi conto che quella Sardegna arcaica, quasi un continente, con la sua lingua e un preciso codice comportamentale rischiava di essere inghiottita dalla modernità e di scomparire per sempre. Bisognava allora preservare ciò che rimaneva, quegli elementi della cultura materiale e immateriale che sono alla base della storia di un popolo.
È così che è nata l’idea del museo, di diretta emanazione regionale e gestito dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico.

Il percorso espositivo del museo del costume

Visitare il museo del costume significa compiere un viaggio nel tempo, vivere un’esperienza quasi capace di mettere l’osservatore in connessione con energie ancestrali, appartenenti a un mondo che, nella sua semplicità, risulta incredibilmente vicino e lontano insieme. Racchiuse dentro grandi teche in vetro, scene di vita quotidiana, sospese per sempre. Le massaie che preparano il pane, il pastore che fa il formaggio, il mercante che carica i sacchi sul carro. E poi ancora la grande sala con oltre 600 tipologie diverse di pani tradizionali esposti, quella degli arazzi realizzati con le tecniche della tessitura orizzontale e verticale,quella degli strumenti musicali, e gli spazi dedicati alle maschere di carnevale, ai gioielli e agli amuleti.
Dopo essere usciti da questo grande caleidoscopio di colori, immagini in bianco e nero, sapori e suoni, la visita al museo prosegue al terzo piano con un elemento di grande impatto: la processione sarda. Tantissimi dei costumi più rappresentativi dell’isola sfilano composti verso una cappella religiosa ricostruita e adornata con ex voto, rosari, croci e medaglie. L’ambiente è quello delle grandi sagre popolari dei dipinti di Biasi o dei romanzi di Grazia Deledda.
Una visita al museo del costume di Nuoro richiede un paio d’ore e per chi è in vacanza in Sardegna e cerca un’alternativa alle bellissime spiagge, non c’è nulla di meglio che immergersi nell’autentica cultura sarda.

Informazioni Utili

Museo del costume della Sardegna
Via Mereu, 56 – Nuoro
Tel. 0784 257035 - 0784 242900
www.isresardegna.org