Sapevo che dicendovi ‘Ci si vede più tardi in piazza per l’Aperitivo!‘ non avrei avuto nessun problema a ritrovarvi.
Se poi magari avete chiesto indicazioni a qualche vecchietto locale, sicuramente dopo avervi indicato la strada, vi avrà anche invitato a bere un’ombra con lui. E un’ombra non si rifiuta mai. Perché è così che funziona a Padova. Avete presente quando vi dicono ‘Non è necessario bere per divertirsi’, ecco in Veneto la frase corretta è: ‘Non è necessario divertirsi per bere’.
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Per noi l’aperitivo non è solo un rituale, non è una tradizione, bensì una vera e propria parte del nostro patrimonio genetico. Potrei elencarvi milioni di locali dove poter fare, seppur fatto bene, un classico aperitivo.
(Come questo della foto. ”All’Ombra della Piazza”, polpette e cicchetti patrimonio Unesco)
Ma l’unico, il primo, quello che ti fa scoprire il vero volto di Padova, è solo uno. Sotto il Salone.
Se cercate in internet, vi diranno che il Salone è il più antico centro commerciale di Padova (dove ‘centro commerciale’ va letto nel senso più ampio del termine). Ma non è solo questo, è molto di più.
E’ il centro della città, è il cuore, la ‘dispensa’, il dialetto, il profumo, l’atmosfera, le chiacchiere e la gente.

Dovete provarlo per capire veramente di cosa parlo.
Dovete entrarci, respirare a pieni polmoni quell’insieme di profumi. Dovete farvi venire fame, prendervi un bicchiere di vino, un panino con la porchetta e sedervi. Esatto, sedervi.. a osservare e ad ascoltare.
Magari i discorsi di due ‘vecioti’, amici da 30 anni, che vanno là ogni giorno, alla stessa ora, a raccontarsela. Se non siete di Padova allora probabilmente trequarti di quello che diranno non lo capirete, il restante quarto saranno bestemmie, che capirete e vi faranno sorridere. Quindi a questo punto mi verrebbe da dirvi ‘Benvenuti nel mio mondo‘. Dopo aver fatto scorta di un po’ di padovanità, uscite dal Salone, prendete un po’ le distanze e se non l’avete fatto prima, fatelo ora, guardatelo da fuori.

Bello eh? Lo so.
E sapete quando è ancora più bello? Nelle serate di pioggia, quando la città si svuota, è deserta e il Palazzo della Ragione si specchia perfettamente sulle piazze.
Giocando a ‘Chi è il più bello del reame?‘ assieme alla Torre dell’Orologio in Piazza dei Signori.

Città vanitosa? Sicuramente. Ma potreste darle torto?
Comunque per due motivi, non vi ho citato l’aperitivo al caffè Pedrocchi. Il caffè più antico di Padova, quello ‘Senza porte‘, quello dove si ritrova la ‘Padova che conta’ .
Primo perché la vera ‘Padova che conta’ non la trovate là, ma sparpagliata tra le Piazze e il ghetto, soprattutto i mercoledì sera. E secondo perché per pagare un aperitivo là, dovreste prima vendere un rene o un pezzo di fegato. E se siete come me, il fegato (o ciò che ne resta) è meglio tenerlo da parte.
Con questo non voglio dire che non meriti di essere visto, assolutamente. Dico che secondo me per vederlo davvero, dovreste passarci davanti e osservarlo dalle vetrate.

Il marmo, le colonne, le sedie in velluto rosso, il pianoforte… poi chiudete gli occhi e immaginate come poteva essere nel 1800. Uomini elegantissimi, donne con quei bellissimi abiti lunghi e quell’aria da Belle Epoque. Ecco quello è il Caffè Pedrocchi.
O almeno è quello che ci vedo io.
Non so se io vi abbia convinti o meno a venire a vederla, ma inizio a esserne quasi gelosa. Quindi non sono sicura di voler continuare a svelarvi tutto ciò che amo di lei.
E poi, se non vi ho convinto fino adesso, allora probabilmente non ve la meritate nemmeno.

Michela

Michela

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19 anni, 29 sulla carta. Sono una giornalista, scrittrice, viaggiatrice, blogger, esperta di musica, cinefila, sportiva, imprenditrice… poi però mi sveglio tutta sudata.
E restano solo le spalle larghe, l’ironia e i Gin Tonic